Passaparola

Care amiche, ben ritrovate. Sono stati mesi ricchi di novità, di sfide, di fatiche, di soddisfazioni e di delusioni. La vita di sempre, insomma, resa più “densa” da un trasloco virtuale di Style.it all’interno di VanityFair.it e reale, mio, di casa. E come in ogni trasloco che si rispetti si ritrovano memorie, testimonianze di un passato che ha lasciato un segno e che come tale andrebbe non solo ricordato ma valorizzato.

Style.it è sempre stata una testata puramente digitale. Digitale che per me, fortunata sostenitrice nonché operaia di questo mondo da circa 20 anni, significa aperta alla condivisione, puro strumento di dialogo. Digitale che significa che siamo tutte e tutti interconnessi. Così abbiamo deciso di rilanciare lo strumento “anima” di Style.it, i forum (o fora se volessimo essere corretti!) con una nuova piattaforma, più sicura, una nuova grafica, più pulita, ma soprattutto un nuovo modello: uno strumento di passaparola intelligente, che significa avere amici e colleghi disponibili a dare consigli, a suggerire alternative, a chiacchierare insieme di temi profondi e leggeri.

Ritroverete vecchi amici e discussioni, potrete tuffarvi in decine di nuovi argomenti, da cosa mi metto stasera a dove fuggire in vacanza, da come avere e crescere un figlio alle problematiche di una separazione, dal trucco del momento alla lingerie per il matrimonio, dalla discussione d’attualità al film da non perdere, dalle vere prestazioni di un elettrodomestico ai bulbi che fioriranno tutto l’inverno.

Anni fa alcuni forum monotematici mi cambiarono la prospettiva e la vita. Ora vorrei avvenisse con voi. Diamo così avvio a questo infinito passaparola. In ogni senso. Perché la nostra forza sono le nostre esperienze, i nostri sogni, la nostra capacità di ascoltare e farsi ascoltare. Anche per riscoprire il valore e il calore dell’amicizia perché, come sintetizzava perfettamente Jorges Luis Borges:

 

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te.

Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.
Però quando serve starò vicino a te

Non posso evitarti di precipitare,
solamente posso offrirti la mia mano
perché ti sostenga e tu non cada.

La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore.
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.

Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere
Solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,

in quel momento sei apparso tu….

Non sei né sopra, né sotto, né in mezzo né in testa e né alla fine della lista.

Non sei né il numero 1 né il numero finale e né tanto meno ho la pretesa

di essere il numero 1, il 2 o il 3 della tua lista.

Basta che mi vuoi come amico.


Non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere.

 

Allarghiamo la nostra rete di amicizie. Passaparola anche tu!

 

 

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Venite con me?

Lo ammetto: scrivere questo post è un po’ straniante e un po’ straziante. Straniante perché sono giornate intensissime, dominate da un unico leit motiv: Vanity Fair. Tutto ciò che mi circonda è Vanity, dal primo pensiero del mattino all’ultimo della sera. Persino i gemelli sono diventati vanitosi e dalla loro invidiata villeggiatura chiedono nuovi letti in nuove case, nuovi animali, nuove emozioni, consapevoli di essere sempre – e comunque – al centro del mio cuore.

Tutta questa “vanità” mi permea perché come vi ho scritto nel post precedente stiamo costruendo (e tra poche ore ne vedrete i primi risultati!) un nuovo modo di intendere l’intrattenimento senza gradi di separazione, molto più ricco, correlato, coinvolgente, che speriamo sia stimolante per voi come lo è per noi. Dai servizi utili e pratici di moda e beauty che tanto hanno caratterizzato Style.it, alle suggestioni di stile da vere star, dalle inchieste e approfondimenti di Lifestyle alle migliaia di ricette: ritroverete tutto su Vanityfair.it.

Ma come per ogni cambiamento che si rispetti – o, meglio, trasloco in questo caso – quando si è finito di prendere le misure, inscatolare, spostare, adattare, colorare, reinventare, ci si trova a salutare la casa che avevamo costruito e abitato con tanta passione fino a pochi attimi prima.

E arriva il magone. Magone perché guardando indietro si riscopre un fervore straordinario (vostro e della redazione che ringrazio di cuore), una partecipazione inimmaginabile (sempre vostra e della redazione), una fiducia inaspettata (ancora vostra, ma anche dell’azienda che da sempre ha scommesso su questo mondo in continua evoluzione che riassumiamo in “digitale”), un’accoglienza calda e sentita da parte di tutti.

E allora, per dare concretezza al nostro magone giochiamo ad Amarcord, pubblicando in home page gli articoli che ci sono piaciuti di più e ricordandoli in un elenco che potrebbe essere infinito ma che personalmente sintetizzerei così:

di News ho ammirato le donne del reportage in Emilia due mesi dopo il terremoto

da Beauty, il nostro beauty case di trucchi per essere sempre più belle, sceglierei l’invito alla leggerezza

da Moda, lo specchio delle nostre brame, pronto a rispondervi sempre alla domanda “cosa mi metto?”, ricorderei un quiz che ironizza sul tempo che passa, ma anche le feroci discussioni intorno ai “si può” di Chiara Ferragni, perché soprassedendo su tutti i punti di vista estetici o personali trovo che Chiara sia una donna intelligente, coraggiosa e lucida, e che – come giustamente ha commentato Vio – “ci piacerebbe essere al posto della Ferragni, eh… (…) E ritrovare la fantasia e il coraggio dei miei 20 anni”.

di Benessere, il nostro ambiente dove volersi ogni giorno più bene, non posso dimenticare il successo che ebbe il diario della dieta Dukan, sia per Serena che per il sito!

Sex è il nostro canale dove sprizzare sensualità all’ennesima potenza e chi riesce meglio di She, che da brava vanitosa ci seguirà su Vanityfair.it?

in Casa mi sono sempre trovata a casa, ma vivendo molto in redazione che raggiungo pedalando, eleggo i consigli divertenti per personalizzare la propria bici a partire dalle piantine appese al manubrio.

Star è stato sempre considerato un’icona di Style.it non solo per noi ma anche per alcune vere star come Michele Venitucci e Federica Camba, che l’hanno scelto come ambiente in cui raccontare e condividere le loro storie ed emozioni.

Viaggi ha spopolato subito dopo le elezioni politiche con i consigli sui paesi economici dove emigrare: e come stupirsene?

Cucina, che nei prossimi mesi vorremmo vi sazi ancora di più, è un buffet di spunti e convivialità, a iniziare dal suo ricchissimo ricettario, passando per le collaborazioni con blogger straordinari e chef stellati “per tutti i gusti”.

Le spose continueranno ad andare a nozze qui su Style.it, grazie alle regole del Matrimonio Perfetto e al direttore Giuliana Parabiago, a nuovi spunti e a consigli per vivere la Favola con F maiuscola e l’abito giusto.

Infine da cuore di Mamma mi commuovo sempre sfogliando una vecchia gallery di foto buffe di damigelle e paggetti. Ma mi toccano anche molto le parole di Caterina Bernardi – nostra Mom blogger – che giusto pochi giorni fa scriveva “mi ritrovo qui con questi piccoletti che non arrivano al rubinetto, che bisogna sollevarli per fargli vedere le cose (almeno pesano pochissimo!), che bisogna aprirgli il dentifricio e rimboccargli le coperte e lasciargli la lucina accesa. Questi sono i migliori.
Arrivano con le loro convinzioni e tutta la loro piccola grande forza, le loro strategie di sopravvivenza, il loro stupore, ed io ne rimango affascinata. Li guardo appaiare i calzini, mettere a letto l’orsacchiotto e consolare il compagno col magone, vedo la loro empatia e trasparenza e mi chiedo come mai scompaiano durante la crescita.
Affrontano quest’avventura con determinazione e trasporto, sono microscopici davanti ai cavalli, perfino davanti alle pecore, eppure li guardano negli occhi, impauriti o spavaldi, ma sempre disposti a provare. Io li accompagno, spingo il limite un po’ più in là, li aiuto a scoprire che possono fare un sacco di cose che non ritenevano possibili. Possono stare in piedi su un cavallo, possono cavalcare ad occhi chiusi e senza mani, possono camminare a piedi nudi nell’erba, possono attraversare il fiume e dormire nel bosco, al buio circondati da versi degli animali e non solo sopravvivere ma perfino divertirsi. Beh, insomma, io vivo di questo, vivo per questo, grazie “piccoli”!”

Anche io vivo per “i piccoli”: i piccoli che affrontano le novità con determinazione, i piccoli che vogliono provare, i piccoli con il loro entusiasmo, la loro energia, il loro coraggio, la loro immaginazione.

E Vanity Fair ha tutte queste caratteristiche: entusiasmo, energia, coraggio, carattere, perché è un mondo, che spazia dalla carta alla radio, affrontando ogni giorno con uno stile unico.

Allora, partiamo?

Prima, però, un grazie, come sempre dal profondo del cuore, per l’affetto con cui ci avete seguito. L’anima di Style.it continua a esistere anche qui, con me, con noi, con voi e la vostra straordinaria community, con le centinaia di blog, con i forum, i memo e tante altre iniziative su cui vi coinvolgeremo per continuare a essere una vera “palestra di stile”, sempre più vanitosa!

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Vanity, your new style

Mi hanno sussurrato: “Vanity, your new style”. Poi mi hanno invitata sul tappeto rosso. Ed, emozionata (nonché lusingata), ho accettato con entusiasmo.

Da qualche tempo sono infatti diventata anche vicedirettore di Vanity Fair: un mondo di luci, colori, situazioni incredibili. Un mondo di star ma anche di gente comune come noi, che si divide tra casa e lavoro, che corre sempre positivamente contro il tempo implacabile, che si inventa mille soluzioni per far rientrare qualsiasi “straordinario” nell’ordinario.

Un mix magico che spazia dai riflettori all’intimità di una chiacchiera con un’amica. Così abbiamo pensato: perché non “vanitizzare” tutte voi? In fondo, noi donne nasciamo vanitose e avere l’opportunità di invitarvi realmente o virtualmente su un tappeto rosso ci elettrizzava.

Così è nato un grande progetto, con un cantiere aperto che riserva sorprese per i prossimi mesi. Ma nel giro di poche settimane, cosa ci aspetta?

Passione, coinvolgimento, freschezza, semplicità: tutte caratteristiche che avevamo già scelto per questo Style.it, unite al puro intrattenimento senza i sei gradi di separazione. Questo significa che Style.it si unirà a Vanityfair.it per creare un mondo all’interno del quale troverete ancora più contenuti, sempre di altissima qualità, con ancora più immagini grandi e appaganti, testi coinvolgenti, video e foto dal mondo ma anche da voi, grazie a contest mirati lanciati dalla redazione, in cui voi sarete le protagoniste insieme alle star che più amate. In queste ore stiamo prendendo tutte le misure (non si era capito nel video che ci ha divertiti assai?) per stupirvi positivamente.

Non posso anticiparvi troppo ma state serene: la meravigliosa community di Style.it continuerà a esistere. Vi saranno solo molti più spunti di confronto e coinvolgimento. A iniziare da oggi: aprite bene le orecchie, su Vanityfair.it ;)))

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Il ritorno di Dio

Certo che no: non se n’era mica andato, Lui. Sta sempre lì, eternamente in attesa. Proprio come un amorevole papà che, con orgoglio e attenzione, osserva da lontano la sua amata creatura mentre gioca, socializza, cresce. Con opportuno distacco la segue con lo sguardo (vuole lasciarla libera di esprimersi, ovvio, mica stargli sempre col fiato sul collo!), ma senza perderla di vista un attimo. E, soprattutto: pronto a intervenire quando lo si chiama in causa. Oppure diventa inevitabilmente necessario.

Dio è tornato, me ne sono accorta da un pezzo. È ritornato nei nostri pensieri, nei nostri cuori, nella nostra quotidianità. Lo abbiamo ritrovato nelle periferie dell’esistenza, ricominciando a dialogare con lui anche attraverso l’ispirazione, le cose che facciamo o con cui ci esprimiamo.

In musica, lo contemplo attraverso i testi di Delta Machine, il nuovo dei Depeche Mode. Al cinema, lo ritrovo metaforicamente in Superman (nella versione L’uomo d’acciaio di Zack Snyder, altri non è che un supereroe alieno inviato sulla terra dal padre, con il compito di dare un futuro al suo popolo).
Nella carta, lo scopro esplicitamente in campagne pubblicitarie sulle riviste del mio editore.

Ascolto musica, guardo film, sfoglio giornali e trovo conferma del fatto che Dio è rock, è pop, è cult.
Realizzo, quindi, che quest’Anno della Fede sta facendo il suo corso anche “fuori dagli schemi”, attraverso contesti non canonici, linguaggi differenti, voci unconventional. E proprio per questo efficacissime.

Paradossalmente, in quest’era iper tecnologica è rinato in noi il concetto di soprannaturale (leggete a tal riguardo questo libro) . Abbiamo recuperato il rapporto con la “vita verticale”, smettendola di confrontarci esclusivamente su un piano orizzontale. E non si tratta di pura coincidenza.
Perché volgendo lo sguardo a ciò che siamo diventati oggi, all’inquinamento cui abbiamo sottoposto il pianeta, al collasso economico cui abbiamo condotto la società, alle violenze che esercitiamo ancora sui nostri simili, diventa quasi lecito pensare che “qualcosa sul fronte umano sia andato storto”. Che l’opportunità del libero arbitrio ci sia sfuggita di mano. Che sia stato travisato, trascurato l’obiettivo iniziale. L’input, del resto, era stato: “Andate e moltiplicatevi“, non certo “Andate e autodistruggetevi“!

Appunto per questo mi chiedo se Dio, dall’alto della sua misericordia, avendo già previsto tutto questo – prima che davvero ci si faccia troppo male – non stia pensando bene di mettere in atto proprio in questo modo, in questo preciso momento storico, il suo puntuale, perfetto, sofisticatissimo Piano (di salvezza) B.

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Sex & Food & your blogs!

La creatività è un talento spesso sottovalutato. Soprattutto nell’ambito della scrittura, capita di imbattersi in autori anche rinomati che, ahimè, nella sostanza di talentuoso hanno in realtà ben poco. In compenso, possono però contare sul lavoro di editor esperti e dotati ghost writer a cui è affidato il vero compito di (ri)elaborazione dei testi, con l’obiettivo di renderli fluidi, appealing, di sicuro successo. Figure determinanti, quindi. Ma del tutto anonime, ovviamente.

Eppure il talento è talento. E il Web, in questo senso, è il mezzo più democratico che esista. Il più friendly & smart se si desidera mettere a frutto il proprio estro creativo, mostrarlo e diffonderlo in tutta la Rete. Sul Web una scrittura mordace, raffinata, ironica, intelligente non passa inosservata. Non servono forse anche a questo i blog?

Proprio nell’ottica di valorizzare e promuovere diari virtuali interessanti e originali, su Style.it sono arrivate due nuove rubriche dedicate all’eros e alla cucina. Il sex blog del giorno, una vetrina di diari erotici e intimi scritti da blogger e autori che si contraddistinguono per lo stile, e il food blog del giorno, una vetrina di blogger appassionati di cucina che sperimentano, creano, condividono le loro originale ricette, passandole dai fornelli al pc. In entrambi i casi gli autori rispondono a un questionario particolare, che li presenta in una versione inedita.
Se l’idea vi piace e avete un blog “fuori dal coro” da sottoporre alla redazione, scriveteci. Curiosi, intanto, di scoprire i primi?

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Stefano Guindani: lo sguardo dietro ai flash

Sulla maggior parte dei red carpet c’è lui (e la sua squadra) dietro i flash.

È uno dei più quotati fotografi italiani di moda ed eventi mondani. È Stefano Guindani che quando conobbi mi stupì per la sua giovane età (data la fama che l’aveva preceduto) e per quegli occhi curiosi e ancora in grado di stupirsi. Eppure fu proprio lui a stupirmi facendomi conoscere il suo impegno come fotografo per diffondere il progetto della fondazione Rava, attraverso un toccante foto di una ragazza di Haiti che ride, nonostante tutto.

Poi con l’evento di ieri sera: l’inaugurazione della sua mostra fotografica niente meno che a Palazzo Vecchio per una raccolta fondi per i bambini di Haiti che la Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus ha organizzato con il Patrocinio del Comune di Firenze e a seguire un concerto toccante di Paola Turci e Paolo Fresu al teatro della Pergola. Tutto a scopo benefico, dalla vendita dei biglietti per il concerto a quella delle foto e dei libri, per sostenere le attività dell’ospedale Saint Damien, l’unica struttura pediatrica ad Haiti, che ogni anno salva circa 80.000 bimbi da morte certa, perché  li’ la percentuale di sopravvivenza e’ di un bimbo su tre.

Vi racconto questa esperienza non solo perché ho percepito meglio il cuore grande della Fondazione Rava che merita di essere conosciuta e ricordata per la “purezza” con cui porta avanti la sua missione, trasudando un’energia positiva tutta femminile.

Ve la racconto perché sono rimasta sinceramente stupita dalla coralità di credo e di passione che ieri sera emanavano tutte le persone coinvolte, dai volontari ai vip come Martina Colombari, testimonial volontaria della fondazione da anni, che si e’ commossa ricordando tutti i giovedi’ in cui la’ ad Haiti vengono sepolti i bimbi e augurandosi invece di vedere sempre più i loro sorrisi davanti a banchi di scuola che garantiscano loro un futuro da scegliere.

O Rosalba Forciniti, campionessa di Judo, che durante la sua seconda visita ad Haiti e’ diventata mamma a distanza di un bimbo bellissimo a cui insegnerà ad avere “le palle” (testuale citazione!) che ha lei.

O Paola Turci che si e’ avvicinata alla fondazione grazie a sua sorella che aveva conosciuto Maria Vittoria Rava, avvocato in carriera, che ha deciso di dedicarsi a questa iniziativa in memoria di sua sorella Francesca, uccisa in una incidente stradale a soli 24 anni.

Vibranti le loro storie. Vibrante la musica di Paolo Fresu e la voce di Paola Turci. Vibranti le foto di Stefano Guindani. Vibrante la serata e l’esempio: perché tutti, nel nostro piccolo o grande che sia, possiamo ancora dedicarci e credere in qualcosa di buono. E agire per migliorare questo mondo.

 

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Punk is not dead

Il chiodo di pelle, la cintura borchiata, i fuseaux a righe bianche e nere. Ai piedi gli anfibi o quegli stivaletti “schiaccia formiche” comprati a Londra da Worlds End. E poi il rossetto viola, i capelli a cresta, rasati o cotonati, i guanti a rete, lo smalto nero. Eravamo punk, gothic-punk, per l’esattezza. L’evoluzione più mistica e tenebrosa, ma anche più glamourous, di quel movimento socio-musicale targato 1977 che New York celebra oggi con una mostra dedicata e un evento top che ha richiamato star, vip, personaggi internazionali.  In giugno Firenze4ever ospiterà invece fashion blogger e trendsetter da ogni parte del mondo, per una tre giorni di shooting fotografici sul tema, a conferma di una tendenza evergreen che è una pietra miliare non solo nella storia della musica, ma anche della creatività.

Eravamo punk. A Milano lo shopping più cool si faceva da Inferno e Suicidio (boutique-emblema del design d’ispirazione crepuscolare), a Roma da Bacillario. Giocavamo con il look, rompendo le regole del bon ton (“ma come ti sei vestita?”), contravvenendo ai dettami della moda tradizionale, ponendo le basi di uno stile trasgressivo ed eccentrico che da lì ai successivi decenni avrebbe inevitabilmente influenzato il mondo stesso della moda, e non soltanto quella più d’avanguardia.

Eravamo punk. Pomeriggi impegnati alla radio o in sala prove, a tentare di ripercorrere le orme dei Ramones e di Siousxie and the Banshees. Oppure a casa, a tradurre i testi dei Cure, dei Joy Division, degli Smiths.
La musica, in vinile, era quella internazionale ed esclusiva di Supporti Fonografici, ordinabile e spedibile in tutta Italia. Con la ricerca, quasi spasmodica, di bootleg registrati “artigianalmente” durante le esibizioni delle band più famose e messi in vendita in poche, rarissime copie. Perché era la musica live il momento di massima apoteosi, quello che ci faceva sentire “vivi”. E motivati.

Eravamo punk. Al liceo, come bestie rare, professori e studenti ci osservavano con diffidenza e curiosità. Ma anche con velata ammirazione. Perché mentre alcuni passavano ore allo specchio per decidere quale colore di Burlington abbinare alle Timberland, noi divoravamo l’opera omnia di Arthur Rimbaud e Charles Baudelaire; altri si scambiavano vestiti griffati e profumi, noi libri di Herman Hesse e Franz Kafka; altri ancora giravano da un negozio all’altro in cerca del nuovo Monclair da sfoggiare in classe, noi passavamo in rassegna le biografie degli scapigliati milanesi e facevamo il punto sulle teorie dell’esistenzialismo francese.

Eravamo punk, roba da poco. Adolescenti “interrotti” in lotta con gli schemi del presente, ribelli, anticonformisti, outsider. Ci tacciavano di eguale conformismo a uno stereotipo generazionale. Eppure stavamo spezzando cliché culturali, cambiando la prospettiva delle cose, offrendo nuove frontiere di sviluppo alla creatività. Senza saperlo ancora, stavamo proponendo una spinta in avanti sul fronte dell’ispirazione e dell’interpretazione delle cose. Nella moda, nella letteratura, nell’arte in tutte le sue forme. Avevamo individuato una finestra sul futuro espressivo del mondo. Da spalancare con audacia, convinzione, fiducia. Senza avere paura, mai, di quello che sarebbe stato il domani.

(Photo: Courtesy of Alessandro Ambrogi, 1988)

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La nostra supereroina

La nostra supereoina ci ha lasciati. Ha combattuto fino all’ultimo e fino all’ultimo ha continuato a condividere con noi emozioni e pensieri forti, positivi: giusto due giorni prima di morire scriveva sul suo blog
“Col tempo si cambia esteriormente, ma i sentimenti rimangono com’erano, se questi erano autentici! E quando hai preso coscienza di questo, ti complimenti di te stesso e della tua sincerità… che nemmeno il tempo riuscirà a intaccare…mai… Resisterà solo il rimpianto per quei momenti che non torneranno più, ma felici di averli comunque vissuti…. e nessuno ce li potrà mai togliere perché rimarranno racchiusi nello scrigno del nostro cuore…e che nessuno potrà mai aprire e disperdere… mai… mai…”

Simona era una donna dalla forza e dal coraggio straordinario: quando poco più di un anno fa scrisse a Vanity Fair proponendo la sua testimonianza (ps: Missione compiuta!) nella lotta contro il cancro, il Direttore pubblicò la sua lettera intitolandola ”Supereroine”. Nome nomen: lei era una Supereroina e io pensai che sarebbe stato un onore se avesse accettato di tenere un blog su Style.it in cui raccontare settimana dopo settimana la sua storia, confrontandosi con tante storie analoghe, consigliando e facendosi consigliare dalle centinaia di donne che come lei lottavano contro quella bestia malefica chiamata carcinoma.

Simona aprì il suo blog con un entusiasmo raro La mia storia…, scrivendo: questo blog “mi permette di mettere a frutto la mia esperienza, trasformarla in forza, positività, speranza…voglio che le altre donne che si ritrovano come me a dover combattere loro malgrado con questo ”inquilino abusivo” non mollino mai, nemmeno per un istante, così come ho fatto io. Dovete credere nella medicina, ma aiutatevi anche da sole, non lasciatevi andare MAI, il pensiero positivo fa miracoli, distraetevi, leggete, fate tutto ciò che vi fa stare bene, amatevi di più, più di prima, meglio di prima… Siete forti… Siete DONNE!”.

Grazie, Simona, di cuore, perché il tuo coraggio è diventato per noi un esempio di forza che non ci lascerà: il tuo blog continuerà a vivere, grazie alla tua famiglia e a tutte quelle ”Supereroine” che vorranno continuare a condividere le loro storie, la loro tenacia, la loro fortuna. Perché, come hai dimostrato tu stessa nel post che hai scritto poche ore prima di lasciarci, tanto si può sempre dare, anche se Non tutto ci e’ dovuto!

Foto: Corbis

 

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Memorie di aprile

Foto archivio storico LaPresse

«Elisa abitava nel mio cortile. Era una bella ragazza: il viso ovale e sorridente, i capelli scuri e folti. Spesso mi capitava di vederla , la mattina, uscire di casa col passo affrettato verso chissà quale scopo e direzione. Pochi sapevamo della sua identità di staffetta dei partigiani. Erano allora tempi scuri e cupi dove ci si doveva fidare di tutti e ci si poteva fidare così poco. Non so se si fosse gettata in quella pericolosa storia di lotta clandestina per amore di un uomo o per amore della libertà. Che poi, forse, è la stessa cosa.

Certo è che Giampiero, il suo amato compagno di vita e di ideali, era davvero un bel ragazzo e più di una, sicuramente, sarebbe stata disponibile a seguirlo in capo al mondo. Ma non erano molte le ragazze come Elisa: lo sguardo fiero e inespugnabile, il coraggio genetico delle proprie scelte da portare fino in fondo, la forza sedimentata come storia negli abissi della memoria. Ecco la differenza tra chi è pronto a morire per ciò in cui crede e tutti gli altri che rimangono nascosti. Elisa apparteneva a questa prima categoria, non era un’eroina né un martire, come gli altri non furono vigliacchi. Non si può chiedere a nessuno di mettere a repentaglio la propria vita, qualsiasi sia la causa.

Ma Elisa aveva accettato la sfida della vita che si gettava sul tavolo casuale di una roulette che si era messa a girare vorticosamente intorno all’epicentro della morte. Elisa, che rispondeva alla sfida schierandosi risoluta dalla parte della libertà per un futuro migliore. Un futuro che né lei, né il suo uomo, avrebbero fatto in tempo ad assaporare. Infatti, il 29 novembre 1944 quella roulette si fermò, e la bianca pallina del fato si fermò sul numero della giovane ragazza e del suo compagno.

Come ogni mattina la vidi passare sotto la mia finestra, ma questa volta supina, immobile su una carretta, le braccia distese lungo i fianchi, uno straccio bianco che le copriva parte del corpo e tutti i nazisti e fascisti, in divisa che ancora sembravano minacciarla con i fucili spianati. Non si accorsero del mio sguardo che filtrava dalle fessure delle tapparelle, del mio pianto silenzioso. Me l’avrebbero impedito. Non vollero che nessuno accompagnasse quel corpo martoriato dalle pallottole: solo i famigliari, costretti a ingurgitare un pianto che i mitra Sten avevano dichiarato proibito. Io la guardai per l’ultima volta da dietro la finestra dove tante mattine l’avevo vista passare».

Elisa Restelli era una ragazza di 23 anni che abitava in un piccolo paese in provincia di Milano. Era fidanzata con un giovane studente, Giampiero Pozzi. Entrambi facevano parte di una brigata partigiana della zona, lui come combattente, lei come staffetta. Elisa e Giampiero non possedevano quasi nulla, ma avevano il coraggio. In un momento terribile della nostra storia, decisero di rischiare la vita per liberare l’Italia dalla dittatura. Lottarono a lungo, ma non videro mai il 25 aprile, giorno in cui il nostro Paese divenne davvero libero. Furono uccisi prima, nel 1944. Uccisi dai fascisti.

Negli archivi storici rimane il racconto, qui sopra riportato, scritto da una donna che abitava nello stesso cortile di Elisa. Una donna che non dimenticò mai il coraggio della ragazza. Un coraggio che, in quel periodo, guidò l’azione di migliaia di donne in tanti paesi d’Italia. Secondo i dati dell’Anpi, sono state 35.000 le donne partigiane, 683 le donne fucilate o cadute in combattimento, 1750 le donne ferite, 4633 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti, 1890 le deportate in Germania. A tutte loro (e ai loro compagni, mariti, fratelli, figli partigiani) va oggi la nostra memoria e la nostra riconoscenza. Perché, se oggi possiamo definirci liberi, è grazie al loro coraggio.

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Disoccupate spirituali

Tempi duri. Nell’azienda della vita siamo ancora alla ricerca di un posto fisso, un collocamento sicuro, un ruolo idoneo alla maturità che abbiamo raggiunto nel corso degli anni.

Sapere a priori quale potrà essere la nostra mansione aziendale ci renderebbe felici. Studieremmo con un obiettivo chiaro, cresceremmo già perfettamente skilled per la mission umana che ci è richiesta. E risulteremmo vincenti.

Ciò nonostante ci impegniamo, insistiamo in questa ricerca , a volte un posticino ce lo ricaviamo pure. Spesso, però, finiamo col confondere i ruoli, coll’ingannarci su quale sia il nostro compito effettivo, peggio ancora: ci facciamo sfuggire l’obiettivo, la strategia generale.

Non ci accorgiamo, in realtà, che nell’azienda della vita, le possibilità di impiego sono innumerevoli, le offerte convenienti, il posto garantito per ciascuna di noi. Se rispondiamo all’annuncio, potremo ricoprire un ruolo significativo, prestigioso, determinante. E che ci calza a pennello, perché proprio per le donne è stato pensato: il ruolo di chi, seguendo la via del cuore, si fa portavoce del messaggio d’amore che le è stato affidato.

Complesso ma risolutivo, è il ruolo che ci permetterà di mantenere la famiglia umana e farla crescere, preservandola dai pericoli, educandola al rispetto e alla dignità, insegnandole a distinguere ciò che è bene da ciò che è male. E che frutterà performance eccellenti alla società.

Nell’azienda della vita, il ruolo di successo che l’Amministratore Delegato ha deciso di assegnare a ciascuna di noi è, oculatamente, quello di medico e madre. Perché solo le donne possiedono il know how per individuare e curare i mali dell’uomo. E partorire la vita, difenderla, accudirla, nutrirla, educarla, amarla incondizionatamente, ma con consapevolezza, fino a rivelarne il mistero.

Per averlo, questo ruolo di successo nell’azienda della vita, non è necessario essersi iscritte a Università e Accademie, aver seguito Master o Dottorati. Può bastare l’aver frequentato una scuola serale sul vero senso delle cose. O un corso per corrispondenza sul significato dell’esistenza. Da inserire, in grassetto, nel curriculum dell’anima.

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